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Scuola:era necessario tagliare?

3 mesi fa - Politica

Dopo le insensate dichiarazioni di forza del premier Silvio Berlusconi, arriva una nuova,quantomeno discutibile,dichiarazione di Cossiga:«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”. Mi complimento con questi due democratici personaggi per i loro illuminati interventi.

Dopo questa breve premessa vorrei inoltrare l’attenzione verso la necessità dei tagli previsti sull’ istruzione:rispondendo alla domanda “era necessario tagliare?” Partiamo dal principio:

1. Ci sarà un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università, e poi oltre 400 milioni ogni anno (Art. 66 comma 13). Per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura. Altrimenti:

2. Con il nuovo decreto le università pubbliche potranno scegliere se diventare fondazioni private o meno (Art. 16).

3. Ci saranno anche notevoli limitazioni alle nuove assunzioni (20% dei posti liberati per i primi 3 anni) (Art. 66).

Ora questi tagli sono stati giustificati come una necessità di aumentare la liquidità statale. Ma se lo Stato necessitava di maggiori liquidità era necessario concedere prestiti a fondo perduto alle banche,prendersi carico dei debiti di Alitalia,concordare con Gheddafi il pagamento dell’ingente somma di 5 miliardi di dollari per sanare l’immigrazione clandestina?Oltre a questi provvedimenti si vocifera di aumenti di stipendi agli onorevoli,e l’abolizione della tassazione alla Chiesa prevista dalla finanziaria Prodi. Queste “incongruenze” all’italiana, a mio avviso,sono dovute ad una estrema incompetanza. Certo è che imprenditori,banchieri e il colonnello libico ancora ringraziano il governo italiano;mentre i nostri giovani vedono il loro futuro messo in discussione.

Dopo giorni di ingerenze tra governo e studenti, il ministro dell’ istruzione Mariastella Gelmini apre le porte del dialogo tra governo e movimenti studenteschi;peccato che la finanziaria che prevede i tagli alla scuola sia gia stata approvata.

Cercano il dialogo quando i giochi sono fatti? Questa si che è democrazia.

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Uno in più - le file si rimpinguano

3 mesi fa - Politica
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Costretto nella sua abitazione a causa degli arresti domiciliari, Ottaviano Del Turco (ex governatore d’Abruzzo, inquisito per aver percepito tangenti sulla sanità regionale ndr) fa sentire la sua voce:

“Io sono un fondatore del Pd, dice in un colloquio con il Corriere della Sera”. “Per il Pd ho pagato un prezzo: ho rotto con i compagni socialisti, amici di una vita, Boselli, Villetti, Intini. Ora vedo i loro sorrisetti. Capisco che mi stanno dicendo: ti avevamo avvisato, non fidarti dei comunisti. E capisco che avevano ragione loro”.

“Leggo che l’Unità ,prosegue, si schiera con la procura. E adombra che io vorrei candidarmi alle Europee con la destra. Questo è troppo. Agnosco stilum: è il consueto escamotage della scuola comunista. Quando vuoi scaricare qualcuno, lo additi come uno che sta per tradire. Forse è il momento che io racconti come si sono comportati i dirigenti del mio partito, mentre io stavo in galera. Sono stato trattato come un delinquente abituale”.

Del Turco è irritato soprattutto con il segretario del Pd perchè “la linea di Veltroni è stata identica a quella di Di Pietro; al punto che non capisco perchè alle prossime regionali il Pd non sostenga il suo candidato, Costantini. Non una parola in mia difesa. Non pretendevo un trattamento di favore; solo il minimo che spetta non dico a un militante del Pd, ma a un qualsiasi cittadino. La presunzione d’innocenza, le garanzie costituzionali: nulla”. Meglio ha fatto Silvio Berlusconi: “Non l’ho sentito, ma ho ascoltato le sue parole. E ne sono stato felice ,conclude l’ex governatore . Berlusconi si è espresso come il premier di un paese democratico”.

Incredibilmente la dialettica di O. Del Turco , cambia profondamente: gli arresti domiciliari gli fanno vedere rosso;quel rosso tanto odiato dal premier.Un rosso acceso, un rosso comunista. Da oppositore,passa alle sue fila; probabilmente avendo cambiato status. Certo è che se sei stato inquisito,condannato o arrestato e vuoi continuare la tua carriera politica, quale miglior partito se non quello con il maggior numero di condannati per passare inosservato? Tutta questa vicenda è contornata da stranezze.La principale è il cambiamento di “modalità politica” del presidente Silvio Berlusconi: in passato non si sarebbe risparmiato neanche un’ attacco ad un’ avversario politico inquisito.Oggi il premier inonda di solidarietà i nemici indagati.Questo,forse,grazie all’incredibile ricerca del dialogo tra i due principali partiti. Seconda stranezza: l’ex governatore afferma di aver abbandonato i socialisti per affiancarsi a quei maledetti comunisti che ,ora, l’hanno tradito.Posso capire ex o novelli militanti dell’ex partito fascista che sparano a zero sui comunisti; ma che lo faccia un socialista mi sembra paradossale.Dopotutto anche Mussolini ha iniziato la sua carriera politica nel partito socialista ed è ben conosciuta l’amicizia che legava Berlusconi a Craxi. Ottaviano dopotutto ha ragione “neanche una parola di difesa da parte del PD, non per un militante PD, ma per un qualunque cittadino” difatti è risaputo che se un qualsiasi cittadino va in galera, le forze politiche si prodigano in sua difesa (...) Forse Del Turco come Berlusconi vorrebbe essere trattato “diversamente” di fronte alla giustizia. Queste incongruenze,queste stranezze,fanno pensare che è cosi facile cambiare idea e partito politico (sopratutto da una sponda all’altra) che probabilmente non serve avere un’idea politica,serve solo scegliere il posto più appropriato alle proprie esigenze,o status. Ultima castroneria dell’ ormai ex politico democratico è l’esternazione del suo pensiero su Berlusconi, definendolo di incredibile democraticità. Ma certo, quale leader democratico, potrebbe esercitare la democrazia senza televisioni e giornali,occultando notizie ed enfatizzandone altre. Le fila del PDL si incrementano con un nuovo indagato. Tra indagati,condannati,prescritti,immuni presenti in parlamento, non si capisce come le carceri siano sempre affollate.

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Contrattazioni sfumate tra governo e opposizione

3 mesi fa - Politica

Se il dialogo politico deve essere analogo allo scambio di figurine dell’ album Panini, preferisco il silenzio.

Per svariati giorni erano aperte le contrattazioni, tra governo e opposizione, per le votazioni della Commissione di vigilanza RAI e per la votazione di un giudice della Corte Costituzionale.

Per la commissione vigilanza RAI,l’opposizione, aveva proposto il nome dello scomodissimo Leoluca Orlando (IDV); la controparte politica proponeva il nome di Gaetano Pecorella (PDL) alla Corte Costituzionale.

In questi giorni è arrivato il no del PD al voto per Pecorella dichiarando un’”impedimento istituzionale”. Il riferimento è al fascicolo aperto dalla procura di Brescia in cui Pecorella risulta indagato per favoreggiamento a Delfo Zorzi (Il pentito Martino Siciliano, teste chiave nei processi per la strage di Piazza Fontana e la Strage di Piazza della Loggia ,ad oggi latitante, e che avrebbe scagionato Delfo Zorzi da ogni accusa, sarebbe stato pagato nel 1994 6 mila euro ,non si sa a che titolo, provenienti da un conto svizzero riconducibile alla Fininvest/Mediaset. Zorzi è stato indagato e rinviato a giudizio per la Strage di Piazza della Loggia a Brescia, processo nel quale è tuttora imputato.Anche Gaetano Pecorella è stato accusato di favoreggiamento per la strage di piazza della Loggia. Per par condicio, mostro il volto di Leoluca Orlando: dopo un paio di inchieste a carico del politico palermitano finite in assoluzioni o archiviazioni;Orlando nel 2005 è stato condannato, con sentenza definitiva, per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca in carica nel 1999, che durante un comizio, accusò fossero collusi con la mafia.

E’ doveroso ricordare che la RAI è un organo GOVERNATIVO e non statale come molti ingenuamente pensano.La RAI ha subito una spartizione:RAI 1 è palesemente affidata alle coccole della destra,RAI 2 viene gestita dal governo (o dovrebbe visto che,quando al governo c’era la sinistra, il secondo canale RAI storceva il naso) e RAI 3 dovrebbe essere affidata alla sinistra. In principio desidero condannare questa politicizzazione subita dalla Radio Audizione ITALIANE. Condanno fortemente questo veto al voto di Leoluca Orlando poichè, secondo facili calcoli,l’attuale governo di destra non solo è in possesso di RAI 1 e Rai 2, non dimentichiamoci delle tre reti Mediaset.Reputo quindi giusto e doveroso, che la scelta sul rappresentante della Commissione Vigilanza RAI venga fatta dall’opposizione.

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Roberto Saviano- intervista a Matrix

3 mesi fa - Arte e Cultura
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“Senza paura di subire la pressione dei casalesi,i primi a mostrare un vero sentimento avverso alla camorra non sono stati gli italiani;sono stati gli africani.”

Con queste parole, lo scrittore napoletano,descrive gli scorsi avvenimenti. Ricordando comunque l’atteggiamento di protesta violento e quindi sbagliato degli extracomunitari,la rivolta fa pensare.Fa pensare che l’atteggiamento omertoso italiano va confrontato con la rivolta degli africani. Noi con la mafia conviviamo dal feudalesimo, loro al massimo da 50 anni.

Frasi come “Saviano sei un tossico” o “Saviano sei un verme” ,interviste contornate da una paura palpabile, dove nessuno afferma di essere a conoscienza dei fatti narrati dal giornalista napoletano, dove nessuno paga il pizzo, neanche l’unica farmacia di un paesino del casertano;sono avvenimenti che fanno capire la paura di contrariare un nemico capace di tutto e, avvolte, mostrano l’inserimento nel sociale di tale criminosa società. Un anziano negoziante mostra la saracinesca del suo negozio adornata da sette buchi di proiettile; con voce tremante,il negoziante, afferma che la mafia non c’entra , ma che l’attacco al suo negozio era dovuto da “problemi sindacali”. Viene intervistato un’ imprenditore che anni fa denunciò alcuni estorsori, guadagnandone la distruzione dell’attività.

Il programma continua e Saviano non rallenta la sua corsa; “L’estorsione si dirama in due livelli: L’estorsione dedita al controllo del territorio ed un’ estorsione per partecipare all’economia ; quest’ultima è la piu difficile da combattere,poichè se paghi il pizzo,ricevi vari “regali” (mutui a tassi agevolati,benzina gratis e altri favori)”. E’ come l’iscrizione mensile ad un club. Roberto,afferma che l’imprenditore che si è visto l’azienda andare a fuoco, ha denunciato i suoi estorsori non perchè non volesse pagare il pizzo, ma perchè come un mutuo a tasso variabile, l’estorsione aveva raggiunto tassi insostenibili; “un pizzo che strozza” lo chiama lui. C’è spazio anche per commentare il film,Gomorra, ripreso direttamente dal suo libro. Saviano, dichiara che nel film non ha voluto mostrare boss mafiosi simpatici, ha riportato gli avvenimenti con critica veridicità; “In Gomorra non c’è un Michael Corleone”.

Penso che la scelta di lasciare l’Italia, sia dovuta alle continue offese e illazioni di concittadini e giornalisti, da lui subite da tempo.Dopo accuse di aver mostrato un lato negativo del nostro paese al mondo, di aver fatto i soldi con il libro (intendendo implicitamente che la finalità del libro era il lucro) e infine l’espluà del 9 settembre in diretta sul Tg4, Emilio Fede, ricorda i guadagni dovuti dalla vendita del libro e la notorietà ottunuta con le molteplici interviste dello scrittore,Fede afferma di poter dare consigli a Saviano sulla vita da scortato.

Saviano sembra essere la nostra seconda possibilità per uscire da quella ombra che oscura la nostra immagine;chiamata mafia. Dopo Falcone e Borsellino,Saviano, con un efficace dialettica, giunge alle nostre intorpidite orecchie, ricordandoci la necessità di debellare quel morbo che da tempo immemore ci contagia.

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Saviano lascierà l'Italia

3 mesi fa - Arte e Cultura

Roberto Saviano lascerà l’Italia. Lo scrittore napoletano, autore di ‘Gomorra’, annuncia a Repubblica la sua decisione. “Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà. Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido, oltre che indecente, rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo”.

Saviano vive sotto scorta da due anni ormai. E’ minacciato dalla Camorra in seguito al successo del suo libro in tutto il mondo. “Voglio una vita”, dice ora, dopo che dal pentito Schiavone è arrivato un nuovo allarme. “Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!”.

“E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché, spiega Saviano, è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri, oggi qui, domani lontano duecento chilometri, spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me”.

Ennesima stranezza italiana:chi denuncia abusi e nefandezze deve andarsene, chi viene preso con le mani nella marmellata sorride,rinunciando a quel pezzo di stoffa,giornale o giubbotto che gli copriva il viso mostrando un certo imbarazzo e forse un’ inizio di pentimento. A cosa serve la solidarietà collettiva quando la maggiornaza degli italiani lo ripagano per il suo rischioso operato mandando al governo un tizio,(tizio mi sembra l’espressione piu appropriata per descriverlo)che inneggia all’eroicità di un mafioso, Mangano, il quale ha avuto un’ “atteggiamento eroico” nei confronti del fondatore di Forza Italia,Marcello dell’Utri, probabilmente evitando di narrare le gesta del prode politico pluricondannato.

Vergogna; provo una profonda vergogna per il trattamento riservato ad un’ eroico scrittore che ha messo in repentaglio la sua vita per incrementare il sapere collettivo. Ti auguro,Roberto,di vivere il resto della tua vita in pace,lontano se non con lo spirito, con il fisico da una situazione sociale nascosta per volere di politici affaristi e cittadini ignoranti.Grazie per il lavoro che hai svolto per tutti noi.Grazie Roberto.

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Sarkozy e Berlusconi - la nuova teoria

3 mesi fa - Politica
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Giorni fa è stato presentato il nuovo libro del politologo e docente all’ università di Rannes, Pier Musso. Il libro si chiama Sarkoberlusconismo e illustra il cambiamento politico apportato da questi due statisti; mostrando le similitudini e le differenze tra i due capi di stato. Il politologo francese illustra la teoria secondo la quale, i due diplomatici, hanno introdotto l’ idea di Stato gestito come un’impresa e il culto del lavoro; apportando la netta trasformazione da Stato provvidenza a Stato liberale. La differenza sostanziale tre i due uomini politici stà nell’accanimento delle rispettive controparti politiche: in Francia relazionare Sarkozy a Berlusconi è un offesa,in Italia parlare di Sarkozy fa riecheggiare idee riformiste. Nel bel paese, Berlusconi, viene contestato per i suoi effettivi o presunti, dipende dai punti di vista, atti illeciti;in Francia Sarkozy viene punzecchiato col gossip. Musso, inoltre, illustra i due politici come il perfetto esempio de “il Principe” di Niccolò Machiavelli. Il quattrocentesco scrittore delinea il profilo del capo di stato perfetto, secondo il quale, un capo di stato,principe per l’età rinascimentale,non doveva essere esclusivamente buono ma contenere nell’animo anche una certa malvagità,ostentare virtù delle quali non era in possesso per non essere eticamente costretto a rispettarle. E’ però doveroso ricordare che Machiavelli intravedeva la sua idea politica in Lorenzo il Magnifico, il quale tendeva si al controllo della magistratura e degli organi amministrativi e giudiziari di quel tempo, ma era anche un promotore di dialogo portando la pace senza spargimenti di sangue tra Vaticano,Napoli e Firenze nel 1480. Su Nicolas Sarkozy ,in Italia, arrivano esclusivamente notizie relative al suo rapporto amoroso con la modella e cantautrice Carla Bruni.Ma giudicare Berlusconi come il principe machiavelliano mi pare eccessivo.Vero è che come Lorenzo Dè Medici, Berlusconi tende ad un progressivo controllo sulla magistratura ma non mi pare corretto giudicarlo come un difensore del popolo e della pace; visto che considera come regimi nazisti altri governi e etichettando come Capò europarlamentari tedeschi.Inoltre vorrei ricordare che “per il popolo” ,Berlusconi, fa pagare agli italiani una multa emanata dalla UE per l’illegittima occupazione nella rete di Rete4,vorrei ricordare la sua partecipazione alla loggia massonica P2,vorrei ricordare il suo rapporto di lavoro con il faccendiere Mangano, condannato per mafia; ed altri spiacevoli avvenimenti dei quali il nostro presidente si è reso protagonista. Invece di enunciare la trasformazione da Stato provvidenza a Stato liberale,io avrei parlato di Stato libertino visto le presunte intercettazioni su rapporti sessuali tra il premier italiano e componenti dei suoi ministeri; anche se con le sue leggi ad personam ha dimostrato la sua estrema voglia di liberismo. Desidero inoltre rammentare l’odio comune che Berlusconi cerca,riuscendo,di improntare tra i suoi elettori verso presunti “comunisti”;sembra quasi la stessa manovra adottata da Lenin verso i menscevichi o da Bush verso i terroristi islamici per creare una coscienza comune verso un nemico comune per apportare consensi alla propria parte politica. Chiedo infine scusa per la volgarità delle immagini da me pubblicate, scuse che non sono mai state fatte da chi questi gesti ha compiuto.

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V per Vendetta - un clamoroso autogol

4 mesi fa - Cinema
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Il film “V per Vendetta” vede come protagonista un soggetto che si scinde in tre tipologie di personaggi: un patriottico rivoluzionario,un giustiziere mascherato tra Matrix e D’artagnan con la dialettica di un letterato settecentesco. In una Inghilterra contemporanea e sottostante a regime dittatoriale, il protagonista tenta di riportare la libertà con attacchi “terroristici” , in una cornice oratoria tra risposte monosillabiche dotte e dialoghi cosparsi di celebri citazioni. La popolazione è soggetta a regime dittatoriale lobotomizzante controllato direttamente dalle televisioni. Con lo svolgimento della storia, compaiono anche le nefandezze della Chiesa. Tale dittatura è basata sulla repressione dell’omosessualità,dell’immigrazione e la completa cancellazione della satira. Tra inaccettabili esperimenti governativi sulla popolazione e una totale assenza della capacità di ragionamento,sembra quasi che il regista stia parlando dell’America di Bush e di dittature e semidittature a noi ben conosciute. La stranezza avviene quando a trasmettere il film sono proprio le reti mediaset. Se V fosse stato italiano sicuramente verrebbe considerato oggi un comunista. Questo film fa intendere che essendo il protagonista un supereroe, nella vita reale,tale soggetto, può essere incarnato dalla popolazione. Continuando a sperare nel risveglio del “V nostrano” consiglio vivamente la visione di questo lungometraggio.

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Porta a Porta - Nelle mani di Colaninno

4 mesi fa - Politica
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Durante la puntata di Porta a Porta del 30/10; Vespa intervista il presidente della Cai Colaninno sulla sitazione attuale e futura di Alitalia. L’imprenditore sottolinea la pericolosità di AirFrance nella acquisizione delle tratte aeree internazionali, affermando che “Parigi è dietro Parigi”. Dopo un inizio confuso e disconnesso; l’intervistato delinea la difficoltà della CAI nel tracciare nuove tratte nazionali visto che “l’Italia è completamente fatta di monti”. E fin qui potrebbe andare tutto bene. Il terrore giunge quando alla domanda di B.Vespa :”Quali sono gli elementi di scelta della politica economica della futura Alitalia?”;l’imprenditore afferma che : “l’obbiettivo è riuscire a mettere insieme costi e ricavi di una grande azienda su grande scala, in collaborazione con la collettività….” Il brillante giornalista non si scomoda, come è sua consuetudine, a ricordare all’imprenditore che l’Alitalia verrà divisa in Bad Company a carico dello Stato (debiti) e Good Company a beneficio dei privati (utili). Fortunatamente in studio è presente anche il presidente dell’ ANPAC Berti; il quale elogia il presidente della cordata per aver centrato il punto del problema:”Attorno ad Alitalia è stata fatta poca politica, è un problema di sistema”. E io che stupidamente pensavo che una delle principali cause della inefficienza della compagnia aerea era proprio la pressione politica esercitata su di essa(...) L’unica cosa piu politicizzata di Alitalia è il suo nuovo presidente,Colaninno appunto, difatti è stato scelto proprio lui forse per la sua grande capacità di acquisire Telecom (grazie all’ appoggio di Massimo D’Alema) nel 1999 e di mandarla in rosso in un tempo record di due anni. O probabilmente è stato scelto non solo per acquisire la compagnia aerea italiana, ma anche per riportare il tanto agognato dialogo tra i due schieramenti politici visto che il suo primogenito (Matteo Colaninno) dal 2008 milita tra le fila del Partito Democratico.

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Dante,Parini e Beccaria - I vecchi insegnamenti dimenticati

4 mesi fa - Arte e Cultura

L’Italia può vantare una presenza storica di elementi di vastissima posizione culturale. Sembra però che le teorie e le ideologie di un tempo siano state dimenticate. Ci siamo dimenticati che nel 1300, Dante Alighieri, scriveva un trattato enunciando la “Teoria dei due Soli”.Dante limitava il potere papale alla spiritualità e il potere del reggente alla territorialità e fisicità; tracciando linee di confine insuperabili. Nei giorni nostri il Vaticano può arrogarsi il diritto di far riaprire una sentenza della Cassazione su un provvedimento eutanastico. Giuseppe Parini, nel ‘700, scriveva il Giorno; una raccolta di componimenti che illustrava in modo satirico l’aristocrazia di quel tempo, denunciandone l’apatia. Oggi abbiamo l’ennesimo problema nella nostra classe dirigente. Cesare Beccaria scrisse il “Dei delitti e delle pene” affermando la necessità di recuperabilità e reinserimento dei condannati all’interno di una società, e denunciando l’accanimento che nell’ ‘800 i condannati subivano. Probabilmente all’ ex ministro della giustizia Clemene Mastella andava spiegato che l’indulto non aiuta molto a recuperare i condannati mentre è validissimo per il loro reinserimento.

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Veltroni - L'aspettativa mancata

4 mesi fa - Politica
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Con l’ennesima scesa in campo del cav. Silvio Berlusconi, ci aspettavamo un Veltroni in stile Obama invece ci siamo ritrovati con un Kerry. L’aspettativa di un rinnovo politico da parte della sinistra è scemata. Veltroni limita la sua opposizione ad una ricerca del dialogo; condannando il governo nell’ emanazione del lodo Alfano per un’ allontanamento dal dialogo. Il leader del PD non attacca il governo per la possibile icostituzionalità del lodo e per il senso di disuguaglianza che scaturisce, ma per un distacco dei due partiti provocato da questo nuovo decreto. Cosi come Kerry non chiese l’impeachment per Bush (riguardo le armi di distruzioni di massa attribuite a Saddam Hussein, ma mai trovate), Veltroni non si scomoda ad attaccare il leader del PDL nelle sue dichiarazioni sulla eroicità del mafioso Mangano. Le disgreganze politiche all’interno del nuovo partito sembrano non essere state risolte; le varie correnti di pensiero schierate in un unico partito perdurano. Non è stata recepita la necessità di un governo stabile senza colpi di mano interni. Necessità che Berlusconi ha fatto virtù, mostrando un governo seriamente alleato anche se per bisogni non propriamente collettivi.

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